Aspirina in prevenzione cardiovascolare: funziona davvero?

Aspirina in prevenzione primaria vs. secondaria, cosa dicono le linee guida

L'Aspirina, nella sua forma a basso dosaggio (comunemente nota come Cardioaspirina (4), è uno dei farmaci più studiati e utilizzati nella prevenzione degli eventi cardiovascolari. Il suo principio attivo, l'acido acetilsalicilico (ASA), agisce bloccando l'enzima COX-1, che a sua volta inibisce la sintesi del Trombossano A2. Il Trombossano A2 è la molecola responsabile dell'aggregazione delle piastrine, un meccanismo fisiologico che porta alla formazione di coaguli.

Grazie a questa azione antiaggregante, l'aspirina riduce la formazione di trombi indesiderati che potrebbero ostruire i vasi sanguigni (trombosi) e causare infarto o ictus. L'inibizione piastrinica da parte dell'ASA è inoltre irreversibile, garantendo un effetto protettivo costante con una somministrazione giornaliera a basso dosaggio, tipicamente tra 75 e 100 mg.

Prevenzione secondaria dell’Aspirina: beneficio consolidato

Quando si parla di prevenzione cardiovascolare, è fondamentale distinguere tra due contesti:

  • Prevenzione secondaria: riguarda i pazienti che hanno già subito un evento cardiovascolare (come infarto miocardico, ictus ischemico, angina, o che sono stati sottoposti a bypass o angioplastica).

  • Prevenzione primaria: riguarda i soggetti che non hanno ancora avuto una malattia cardiovascolare.

Nella prevenzione secondaria, l'efficacia dell'aspirina è stata ampiamente e chiaramente dimostrata in numerosi trial clinici. L'uso costante di aspirina a basse dosi è considerato una pietra miliare della terapia antiaggregante.

Prevenzione primaria dell’Aspirina: sfatiamo un mito

Il dibattito sull'aspirina si concentra sulla prevenzione primaria, dove il suo ruolo è diventato marginale e controverso.

In questa popolazione, la probabilità di sviluppare un primo evento trombotico è relativamente più bassa. Sebbene le prime metanalisi avessero suggerito un modesto beneficio nel prevenire infarti e ictus non fatali, i risultati di studi più recenti(7) hanno messo in forte dubbio il beneficio clinico netto.

Nei soggetti senza storia di malattie cardiovascolari, il beneficio nel ridurre il rischio di infarto viene spesso quasi bilanciato dall'aumento di eventi avversi emorragici.

Aspirina e rischio di sanguinamento

L'assunzione cronica di aspirina comporta un rischio non insignificante di effetti collaterali, soprattutto sanguinamenti. Il rischio principale è rappresentato dalle emorragie gastrointestinali maggiori e, sebbene più raramente, dall'ictus emorragico. Questo rischio aumenta significativamente con l'avanzare dell'età.

L’analisi pubblicata sull’European Journal of preventive Cardiology ha spiegato come per ogni 1000 persone trattate con Aspirina in prevenzione primaria, si previene un solo infarto, ma si causano circa 3 sanguinamenti maggiori.

Per questo motivo, la decisione di iniziare l'aspirina in prevenzione primaria non può mai essere generalizzata. L’ASA è un farmaco e come tale va prescritto solo quando è necessario e ritenuto favorevole il rapporto rischio-beneficio.

Aspirina: nuove raccomandazioni basate sull'età

Le linee guida internazionali (come quelle aggiornate dalla US Preventive Services Task Force - USPSTF) (5) hanno modificato drasticamente le raccomandazioni sulla profilassi primaria, basandole sull'età e sul rischio individuale:

  • Adulti di età pari o superiore a 60 anni: si raccomanda di non iniziare un trattamento con Aspirina per la prevenzione primaria. In questa fascia d'età, il rischio di sanguinamento supera il potenziale beneficio cardiovascolare.

  • Adulti di età compresa tra 40 e 59 anni: la decisione di iniziare l'Aspirina a basse dosi deve essere individualizzata sul singolo paziente. La terapia può essere considerata solo se il paziente presenta un alto rischio cardiovascolare (≥ 10% di rischio a 10 anni) e non ha un aumentato rischio di sanguinamento.

Conclusioni

La comprensione del ruolo dell'Aspirina è evoluta: mentre rimane una terapia salvavita indiscussa nella prevenzione secondaria, il suo uso nella prevenzione primaria è riservato a profili di rischio attentamente selezionati.

La stima precisa del rischio cardiovascolare deve essere bilanciata con la stima del rischio emorragico individuale. È fondamentale discutere con il proprio cardiologo o medico curante i pro e i contro della terapia prima di iniziarla o interromperla.

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BIBLIOGRAFIA:

Bergamo A., “Aspirina e prevenzione delle malattie cardiovascolari: utilità e rischi”. SIF Magazine. Pubblicato il 04/08/2022

Gentile S., “L'aspirina è veramente utile nella prevenzione delle malattie cardiovascolari?” AMD (Associazione Medici Diabetologi), marzo 2015

Volpe M, et al., “La terapia con aspirina nella prevenzione cardiovascolare primaria. Documento di consenso intersocietario italiano”. Giornale Italiano di Cardiologia, luglio-agosto 2014

Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri. “Cardioaspirina: cos'è, a cosa serve e come funziona”. Pubblicato il 28/11/2023

Ferrari B.,Aspirina in prevenzione primaria? Aggiorniamoci sulle nuove raccomandazioni”. Aging Project (UPO). Pubblicato il 14/06/2023

Aspirina in prevenzione primaria, i benefici restano marginali”. CardioInfo, maggio 2022

Mazzola M., De Caterina R., “Aspirin for primary prevention: time to reconcile discrepancies”. European Journal of Preventive Cardiology. Pubblicato il 03/09/2025

Alessandro Daniotti